Ricordo ancora le sensazioni che provavo nei giorni precedenti alla mia partenza per Roccaforte del Greco, dove avrei vissuto la mia prima esperienza di volontariato con il Vides: attesa, incertezza, curiosità, gioia. Ma anche timore e dubbio: ce l’avrei fatta? Sarei stato in grado oppure sarei tornato deluso da me e dalle mie capacità?
Non era passato neanche un anno da quando suor Maria Grazia, la fondatrice del Vides, era venuta a casa mia durante un viaggio a Empoli per conoscere le famiglie dei ragazzi, fra i quali mio fratello, che erano stati in Messico l’anno prima con l’associazione. L’impressione, presentandomi e ascoltandola qualche minuto, era stata quella di una persona coinvolgente, spontanea, attenta e curiosa. Ciò nonostante, alla sua domanda se sarebbe piaciuto anche a me vivere un’esperienza come quella vissuta da mio fratello, risposi con fermezza di no. Non mi sembrava una cosa per me; ero certo che non sarei stato in grado e che mi sarei sentito a disagio.
Eppure l’estate successiva ero lì, pronto a partire per quei dieci giorni che, insieme ai tanti altri vissuti negli anni successivi in diverse parti del mondo, mi avrebbero fatto crescere più di ogni altra cosa o situazione vissuta in precedenza. E anche successivamente.
I momenti vissuti a Roccaforte, ma poi anche in Ungheria, Kenya, Angola, Brasile e Mozambico mi hanno fatto conoscere il mondo, certo, ma soprattutto mi hanno fatto conoscere meglio me stesso, delle parti di me che non conoscevo o che pensavo che mi avrebbero limitato in maniera definitiva.
Grazie al Vides ho visto con i miei occhi la povertà in alcuni dei posti più dimenticati del mondo, ma ho anche capito che per vederla non importa andare in Africa; per vederla è essenziale tenere gli occhi (e il cuore) aperti, perchè solo così sarà possibile coglierla anche vicino a casa nostra. Grazie al Vides ho conosciuto quel Dio che certe volte mi sembrava così nascosto e quella Buona Novella concretizzata nelle opere, prima ancora che nelle parole, delle suore che ci ospitavano nelle varie missioni. Grazie anche al Vides è nata la mia famiglia, e credo anche il mio lavoro attuale e l’impegno politico e sociale.
Oggi, a distanza di quasi trent’anni dalla prima volta, posso dire che il Vides, in qualche modo, è stata la start up della mia vita. Non solo c’è un prima e un dopo rispetto al momento in cui l’ho conosciuto, ma oggi, pensando a me prima di conoscerlo, mi chiedo chi fossi allora. E, soprattutto, chi sarei diventato se non lo avessi conosciuto.
Sicuramente sarei stata un’altra persona. E’ impossibile direi se sarei stato migliore o peggiore, ma certamente non avrei avuto modo di vivere momenti e situazioni che oggi ritengo che abbiano segnato di più e meglio il mio percorso di crescita.
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