In direzione ostinata e contraria

La logica della guerra, con la sua retorica e drammaticità, riesce spesso ad offuscare la logica e le ragioni della pace.

Prendiamo il caso delle armi, l’incremento delle spese finalizzate alla loro produzione e la legittimità o meno del loro invio in Ucraina. Provando a leggere i termini del confronto su questi argomenti, si nota subito il fatto che coloro che sono a favore di un aumento degli armamenti pongono la loro convinzione come una verità assoluta e indiscutibile, pena essere subito schierati fra i sostenitori di Putin e della sua invasione. Siccome abbiamo a che fare con un terribile autocrate, con un pericoloso guerrafondaio e invasore, questa la loro argomentazione, dobbiamo necessariamente prepararci ad una strenua difesa e, nel frattempo, armare fino ai denti l’esercito ucraino. E’ ovvio che, come sempre succede, le ragioni di chi risponde semplificando il problema e portando soluzioni apparenti ma immediate sembrano subito come le più efficaci, quelle maggiormente in grado di risolvere la situazione. “Si vis pacem para bellum”, insomma, se vuoi la pace prepara la guerra, come già profetizzavano i latini, evidentemente a torto, se poi la pace su questo pianeta, perennemente armato fino ai denti, si è vista raramente e quasi sempre precaria.

Di fronte alla facilità dei proclami belligeranti, pieni di retorica e aiutati dalla reale drammaticità e precarietà della situazione, le posizioni di chi difende le ragioni della pace e della nonviolenza appaiono fragili, deboli, quasi inutili. E’ tremendamente difficile, in effetti, parlare di pace durante i bombardamenti, di disarmo quando vengono allertati i sistemi missilistici nucleari, di dialogo quando quella che appare ai nostri occhi è una discussione fra sordi.

Eppure io sono convinto che per chi per anni ha tentato di costruire percorsi di dialogo e di confronto, di non arrendersi alla logica della violenza come modalità di risoluzione di conflitti, sia proprio questo il tempo di non disunirsi, ma di provare con ancora più forza a mettere in campo le proprie idee, valori, proposte. E questo anche se sono minoritarie e poco udibili, anzi, proprio perchè sono minoritarie e difficili da ascoltare.

E’ in questa direzione ostinata e contraria che si è inserito oggi il discorso del Papa, quando ha duramente criticato la scelta di molti Paesi europei, Italia in testa, di aumentare la propria spese militare per far fronte alle emergenze in corso. “Una pazzia”, l’ha definita, con un ragionamento chiaro, limpido, forte che ha rimesso al centro le posizioni di chi non si arrende alla logica della guerra, ma che vuole provare a mettere in campo strategie diverse, scommettendo su ciò che oggi è improbabile ma che non possiamo perdere la speranza che possa realizzarsi.

E’ probabile che già da stasera le voci di chi vuole difendersi armandosi tornino dominanti e praticamente esclusive. Ma le parole di Francesco, ostinate e contrarie, ci hanno dato la conferma di quanto spesso il punto di vista della minoranza sia quello maggiormente e virtuosamente orientato al Bene Comune.

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