Poche idee, ma…confuse

Complice il periodo estivo e ancora vacanziero, sembra che ieri i politici nostrani abbiano fatto a gara a rilasciare più dichiarazioni possibili, e non è una novità, e a dimostrare di avere non molte idee ma particolarmente confuse. E anche questo, purtroppo, non è un fatto isolato.

Come spesso gli capita ha iniziato Matteo Salvini, affermando che è contrario all’obbligo vaccinale e quindi (secondo il suo percorso logico) a creare discriminazioni. Come se il vero discriminato non fosse chi soffre di una patologia che gli impedisce di vaccinarsi e non può andare a lavoro perché, magari, in quel contesto trova diverse persone che hanno ‘scelto’ di non tutelare la propria salute e quella degli altri.

Al podio delle dichiarazioni di giornata si è aggiunta quasi subito Giorgia Meloni, la quale, parlando della situazione in Afghanistan, ha chiarito che i corridoi umanitari non possono essere la soluzione, che potrebbe essere rappresentata invece da ‘un piano importante per sostenere le nazioni limitrofe’. Delle due l’una: o la leader di Fdi pensa che i Paesi confinanti siano culle di democrazia e di tutela di diritti, in quel caso anche sul nuovo set del Rinascimento saudita arriverebbe seconda, oppure, molto più semplicemente, se ne frega dei profughi e vuole soltanto spostarli un po’ più in là e lontani dai suoi (nostri) occhi. Solo una domanda: il piano importante, secondo Meloni, quanto ci costerebbe? Più o meno dei 35 euro che ha sventolato per anni sui migranti richiedenti asilo accolti in Italia?

Sul gradino più basso del podio arriva il ministro della Difesa Guerini, che ha candidamente ammesso che ‘gli eventi di questi giorni hanno sorpreso la comunità internazionale’. A parte il fatto che ce n’eravamo accorti, viene da chiedersi, e da chiedergli, come è stata possibile questa sorpresa così completa e cosa ci stavamo a fare in Afghanistan da vent’anni, se poi sono bastati quindici giorni a fare tornare la situazione di prima.

Fuori dal podio, perché fuori concorso, le dichiarazioni di Di Maio e, ancora, di Salvini. Entrambi ancora sull’Afghanistan.

Il ministro degli Esteri ha detto che i 20 anni in Afghanistan non sono stati vani, perché “abbiamo favorito più istruzione, diritti e libertà.” Ammesso che sia davvero andata così, ce ne stiamo andando perché ci siamo stancati e ci è venuto a noia? Della serie, ok, vi abbiamo fatto vedere i diritti e la libertà, adesso tornate dai vostri talebani.

Talebani con i quali, promette Salvini, non si dialoga. Perché i terroristi con i quali discutere si devono scegliere bene e con dei requisiti ben chiari. Sull’Arabia Saudita, per esempio, il consenso al dialogo è trasversale: nonostante che i terroristi dell’11 settembre fossero sauditi, che i diritti delle donne siano più o meno gli stessi, nulli, garantiti dai talebani e che quello sia il Paese nel quale un giornalista è entrato a piedi nella sua ambasciata e ne è uscito a pezzi dentro una valigia. Ma, si sa, anche il Rinascimento ha avuto i suoi momenti poco limpidi.

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