Ricchezze contese, guerre dimenticate

Sono stato due volte in Mozambico, nella provincia di Cabo Delgado, nel 2006 e nel 2008. Era una zona molto povera, ma che viveva dignitosamente e in pace. I rapporti fra credenti di diverse religioni erano buoni, in molti casi di sostegno e di aiuto reciproco. Nel 2010 sulle coste di quella provincia, davanti alle bellissime spiagge di Pemba, è stato scoperto un enorme giacimento di gas naturale, che ha portato all’interesse di diverse multinazionali americane ed europee, le quali hanno investito circa 55 miliardi di dollari per l’estrazione di questi tesori naturali.
Di questa enorme ricchezza potenziale niente è arrivato alla gente comune, visto che 18,2 milioni di mozambicani, il 60% della popolazione, vivono ancora oggi in una situazione di povertà. In compenso il Mozambico è scivolato al 149° posto nell’indice di corruzione fra tutti i Paesi del mondo.
In questo contesto l’islam radicale ha saputo inserirsi, presentandosi come unica risposta alla povertà e allo sfruttamento portati avanti dagli occidentali, pretestuosamente e banalmente descritti come ‘crociati’. Dal 2017, in quegli stessi posti, va avanti un conflitto sanguinoso, che ha provocato oltre tremila morti e 800mila sfollati.
Questo è ciò che sta succedendo in Mozambico, ma situazioni analoghe si possono ritrovare in varie parti dell’Africa e di altri continenti.
L’occidente dal canto suo ha accettato questa banalizzazione del problema, che gli consente di polarizzare l’attenzione dei propri cittadini sull’Islam radicale e di soffiare sul fuoco della diffidenza e dello scontro ideologico e religioso.
Il punto centrale di questi conflitti, però, molto prima di essere religioso, è economico e politico, di sfruttamento di risorse e di territori, di corruzione di una classe dirigente piegata ai voleri delle potenze economiche mondiali. È il gioco sporco che viene fatto da molti, multinazionali, imprese, governi, per mantenere in piedi un sistema di sviluppo che, proprio perché profondamente iniquo, ha bisogno, per sopravvivere, di appoggiarsi su un livello di sfruttamento così spietato.

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