La ‘debole’ forza dell’esempio

Ricordo una volta in cui un uomo della mia parrocchia, durante una riunione, si mise a ‘sindacare’ sulla mia fede non avendone alcun diritto e nessuna competenza, visto che mi conosceva marginalmente. Ho davanti a me come se fosse adesso la decisione rabbiosa con la quale argomentava di cose che non conosceva, l’ardore sfrontato con cui faceva passare il suo ‘credere’ come l’unico possibile, la decisione con la quale rifiutava qualsiasi confronto e mediazione. Le sue parole, il suo atteggiamento di quel giorno, non la sua persona che per tanti altri aspetti era anche apprezzabile, hanno rappresentato per tanto tempo il modo attraverso il quale NON si comunicano i propri valori e convincimenti, tanto meno la propria fede.

Non c’entra niente essere morbidi sui valori, non è mostrando i muscoli che questi vengono portati avanti. Anzi, chi mostra i muscoli, spesso, non vuole portare avanti delle idee, ma soltanto mettere in mostra se stesso.

Le idee, i precetti, siano essi religiosi o civili, si portano avanti con l’esempio e non con la condanna, con la condivisione e non con la divisione. E’ più difficile, perchè forse in dei momenti può sembrare di essere ‘annacquati’e, ancora peggio, perchè bisogna agire, fare qualcosa, mostrare e mostrarsi. Troppo più facile, comodo ed esaltante stare sul pulpito e a lì pontificare, condannare, escludere.

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