Con il dito e con il cuore

Ora di pranzo, zona scolastica, qualche centinaio di ragazzi esce nello stesso momento e si riversa sul marciapiede, raggiungendo ognuno il proprio mezzo o il proprio accompagnatore. Esco dall’auto per farmi vedere meglio e più rapidamente dalle mie figlie e proprio in quel momento incrocio lo sguardo, e l’orecchio, con due ragazzine che parlano fitto e colgo una che dice all’altra: “Ha toccato il cielo con un dito.” Pur non sapendo, ovviamente, chi fosse la persona in quella situazione di felicità assoluta mi ha colpito e stupito l’utilizzo di una frase che ritenevo, chissà perché, ormai in disuso, almeno fra i giovanissimi.

Toccare il cielo, fin dai tempi antichi, significa uno stato di gioia così assoluta da sfiorare la beatitudine, il contatto addirittura con la divinità. Da qui, a quanto ne so, il riferimento al cielo, luogo per antonomasia di residenza degli dei. Raggiungerlo con il dito, poi, significa essere così vicini a quella beatitudine da poterla addirittura toccare. Che bellezza. Che bello che ci sia qualcuno che anche in un periodo nuovo e particolarmente complesso, come quello che stiamo vivendo, che riesce a vivere e a mostrare una felicità così totale. E che meraviglia che a provare questo sentimento, almeno per quello che ho potuto intuire dal tono della conversazione, sia un giovane, un adolescente, proprio oggi che i giovani sono sicuramente una delle fasce della popolazione più ferite e derubate da questo maledetto virus.

Tornato a casa abbiamo pranzato e subito dopo mi sono rimesso a lavoro. Ma quella frase, quel cielo toccato con un dito, ha continuato ad interrogarmi.

Cosa può portare un giovane ad una felicità così avvolgente? Sicuramente qualcosa che viene dal cuore, mi sono risposto. Ma non necessariamente qualcosa di sentimentale, che pure è sicuramente plausibile: dal cuore infatti che, oltre ai sentimenti, prendono il via le decisioni importanti, le azioni che contano e nascono i desideri più belli. Per raggiungere gli obiettivi più importanti, si sa, ci vuole forza, coraggio, determinazione. Ma bisogna soprattutto metterci il cuore.

E allora buon volo a questa fortunata (o fortunato, non so), con l’auspicio che la beatitudine del contatto con un ‘assoluto’ gli dia forza e coraggio anche per i giorni, che ci saranno, nei quali invece sarà ben piantata a terra. Saranno importanti, quei giorni, perché è solo da terra che si può prendere il volo.

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