Fuori pista

Nella serata di ieri il governo ha deciso di chiudere le piste da sci, ritenendo che il rischio di contagio, nel caso in cui tante persone si fossero concentrate in queste località, fosse troppo alto e costituisse un pericolo troppo grande nella situazione estremamente delicata che stiamo vivendo.

La decisione, come era facilmente prevedibile, ha suscitato numerose e forti polemiche. Per prime quelle, comprensibili e in gran parte giustificate, dei gestori degli impianti e di tutti quelli che vivono grazie all’afflusso di turisti nelle località sciistiche. Le loro lamentele si sono concentrate soprattutto sul fatto che la decisione sia stata presa in netto ritardo e quando erano già stati venduti migliaia di skipass. Il governo, in questo caso giustamente, si è difeso chiarendo che non era possibile, da parte sua, comunicare prima questa decisione, visto che è in carica da poco più di quarantott’ore. Anche in questo caso viene da chiedersi se i geni che hanno cercato e provocato la crisi fossero consapevoli che poi si sarebbero inevitabilmente create lentezze burocratiche e vuoti, se non di potere, almeno di capacità di decisione.

Se le critiche degli addetti ai lavori, dicevamo, sono più che comprensibili, decisamente fuori pista è la polemica del neo ministro leghista Garavaglia, che non ha perso tempo per gridare “è colpa del governo”. Qualcuno lo informi che di quel Governo colpevole fa parte anche lui.

Siccome i populisti di ogni Paese denunciano i problemi, ma non trovano le soluzioni, sull’argomento si è buttata a capo fitto, andando anche lei fuori del tracciato, Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia è uscita oggi con una frase ad effetto, ma dal significato oscuro, ricordando che “la montagna merita rispetto.” Immagino che si riferisse a chi dalla montagna ricava il necessario per vivere. Che sicuramente merita rispetto, così come lo meritano i commercianti, i lavoratori del mondo dello spettacolo e tutti quelli, e sono centinaia di migliaia, milioni, che sono stati messi in ginocchio da questa infinita crisi economica. Il problema è in cosa dovrebbe tradursi il rispetto che queste persone innegabilmente meritano.

Io non so se il governo precedente e questo che è appena arrivato potessero fare di più e di meglio. Sugli argomenti che conosco di più credo di sì, che lo potessero fare. E fra l’altro, aggiungo, non avevo particolare simpatia per il governo precedente e nessuna per quello attuale. Ma credo anche che questo periodo storico non ha eguali nella storia recente del nostro Paese e del mondo intero. E che, se provo a guardarmi intorno, vedo che tutti gli altri Paesi europei sono più o meno nelle stesse condizioni nostre, dal punto di vista della chiusura delle attività economiche e di rigidità delle restrizioni. Mi viene da pensare, di conseguenza, che, se tutta Europa è più o meno costantemente chiusa, il problema è ben più grosso e generale, purtroppo, di quello legato all’apertura degli impianti sciistici.

Mal comune mezzo gaudio, insomma? No, qui il gaudio non esiste. Ma, se provassimo a guardare le cose con maggiore obiettività, ci sarebbe almeno la possibilità di discuterne senza discorsi inutili per partito preso.

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