Tecnici, politici e populisti

E così succede che, al primo giorno del governo tecnico-politico, quello dei migliori e di alto profilo, un tecnico indichi la strada da seguire e il politico salga in cattedra per esprimere dissenso, con arroganza e superbia.

Walter Ricciardi è il consulente del ministro della Salute Roberto Speranza, professore universitario, consulente della Commissione Europea in materia di salute e membro del consiglio d’amministrazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Un tecnico di alto profilo, insomma, si direbbe nel gergo che va di moda in queste settimane. Di altissimo profilo, direi.

Intervenendo oggi sulle colonne del quotidiano Avvenire, Ricciardi chiede che venga imposto un nuovo lockdown, per un periodo limitato, per provare, insieme all’azione dei vaccini, a sconfiggere definitivamente il virus. Propone questa soluzione perchè, sostiene, la strategia della convivenza con il virus si è rivelata fallimentare. La strategia di eliminazione del Covid, secondo Ricciardi, è vincente rispetto a quella della convivenza perchè: salva vite, evita decorsi clinici più prolungati, è più equa, fa bene all’economia (addirittura), è fattibile, si può fare sempre, facilita la mobilità internazionale, è sinergica con le vaccinazioni, è motivante, sostenibile e compatibile con le mutazioni del virus.

Io non so se la posizione di Ricciardi sia opinabile o meno, ma sono certo che una eventuale critica dovrebbe arrivare da uno scienziato dello stesso livello. E invece la critica più pesante alla sua presa di posizione è arrivata da Matteo Salvini, che naturalmente non è un tecnico, ma un politico (sul profilo meglio non esprimersi, in questa sede).

Salvini entra nel merito della questione, approfondendo l’argomento come suo solito e dicendo nella sostanza due cose: che Ricciardi è un uccello del malaugurio che terrorizza la popolazione e che prima di parlare avrebbe dovuto confrontarsi con il presidente Draghi.

Sulla prima critica verrebbe da sorvolare, ma, visto che Salvini non è il mio vicino di casa o uno incrociato in edicola, ma un politico che ‘fa opinione’, conviene riflettere sul fatto che a terrorizzare gli italiani sono molto più probabilmente i quasi 94.000 morti dall’inizio della pandemia, che gli allarmi (giustificati, fra l’altro) del consulente del governo. Le parole di Ricciardi, al massimo, possono essere l’ennesimo bagno di realismo di cui non sentivamo proprio il bisogno, ma di questo credo sia consapevole anche lo stesso professore.

Ma l’incredulità diventa indignazione quando il leader leghista dice che il consulente avrebbe dovuto confrontarsi con il Presidente del Consiglio prima di parlare. Quindi, in un governo tecnico politico, il tecnico prima di parlare dovrebbe parlare prima con il politico? Per fare cosa? Per chiedere l’autorizzazione? Oppure Draghi, anche da presidente del consiglio, è ancora un tecnico e allora il confronto doveva avvenire fra tecnici? E quindi, fra tecnici, quale avrebbe dovuto essere il tecnico più tecnico?

Al di là dell’ironia, il punto vero, come avevamo detto anche qualche giorno fa, è che quando qualsiasi governo prende una decisione, quella decisione diventa di per se stessa politica. Compito dei politici, quindi, sarebbe quello di ascoltare gli esperti e poi prendersi la responsabilità delle proprie decisioni.

Ma oggi, purtroppo, per arrivare a questo punto, dovremmo superare due problemi non da poco: il primo è che alcuni politici sono di basso, basso livello e proprio non riescono a parlare lo stesso linguaggio di tecnici e consulenti, il secondo, ben più importante e decisivo, è che la tecnica può confrontarsi con la politica, ma mai con il populismo e la demagogia.

Ricciardi, dunque, continuerà a portare i propri dati, al Ministero e ai cittadini. Dalla posizione del governo cominceremo a capire, non tanto se e quanto sarà politico, ma finalmente il suo reale profilo.

3 pensieri riguardo “Tecnici, politici e populisti

  1. Io credo che il problema piu’ grande sia l’assenza della politica nella sua accezione più alta, al suo posto c’è un becero populismo che ha come fine ultimo sempre la caccia al voto.
    Quello che mi preoccupa è che questi politici sono lo specchio della nostra società, loro sono lì perché qualcuno, e non pochi,li ha votati; un impoverimento culturale, ideologico che tutti noi dovremmo cercare di arginare soprattutto per il bene dei nostri figli. Quanto al profilo del governo ho qualche dubbio che possa essere altissimo avendo ridato voce ad alcune personalità che speravo appartenessero al passato finalmente.

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    1. Purtroppo è proprio vero che c’è un vuoto della politica. Ma è un vuoto di cui tutti dovremmo sentire la responsabilità e che dovrebbe portarci a chiedere e fare poche cose, ma urgenti e definite: un dibattito pubblico che sia sulle idee e non sugli slogan, approfondimento dei temi per rifuggire dal populismo più becero, incremento delle occasioni di confronto e di dibattito. Perchè, diciamoci la verità, il covid su questo c’entra ben poco: non è che pensando ai mesi precedenti al marzo scorso mi viene in mente proprio un dibattito virtuoso.

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