Un vaccino contro l’indifferenza

Il presidente americano Joe Biden, intervenendo sulle televisioni nazionali americane in occasione della Pasqua, ha detto che vaccinarsi contro il Covid-19 è “un obbligo morale“. Pur condividendo molto il suo appello alla responsabilità personale e collettiva di chi può ricorrere all’unico strumento efficace per sconfiggere finalmente la pandemia, non posso non cogliere il senso egoistico delle sue parole, se confrontate con i dati sulla diffusione del vaccino a livello internazionale.

Il vaccino, infatti, ha raggiunto il 27,5% della popolazione dell’America del Nord e il 20,2% di quella europea, ma solo il 6,16% della popolazione dell’America Latina e la miseria dell’ 1,78% di quella africana. Degli 8,6 miliardi di ordinazioni fatte nel mondo fino ad ora, inoltre, ben 6 miliardi riguardano Paesi che ospitano appena il 20% della popolazione mondiale.

Giusto quindi il richiamo di Biden alla responsabilità e all’obbligo morale, ma per essere reale ed effettivo questo dovere dovrebbe collegarsi ad un diritto garantito di poter accedere ai vaccini. Un diritto che, come appena dimostrato con i numeri, è per ora un privilegio di una parte minima della popolazione.

Tornando ai numeri sopra riportati, se c’è una cosa che questi rappresentano in modo chiaro e drammatico, è l’inutilità di organismi internazionali come le Nazioni Unite, create più di settant’anni fa per estendere i diritti e garantire la pace e oggi silenti e inefficaci nel limitare disuguaglianze così evidenti.

E a chi dice che i vaccini non ci sono per tutti, che la produzione è lenta e che quindi per ora se li accaparra chi ha potuto pagare la ricerca, bisognerebbe far leggere i vari appelli che Papa Francesco ha fatto in questi mesi, chiedendo che venisse fatta una moratoria per sospendere i brevetti sui medicinali scoperti e approvati, proprio per consentire la produzione anche ad altre aziende, aumentarne il numero a disposizione e quindi la possibilità e velocità di distribuzione. E’ questo che i Paesi più ricchi avrebbero potuto e dovuto fare, forti anche della forza contrattuale che gli sarebbe derivata loro dal fatto di aver finanziato la ricerca con ben 83,5 miliardi di euro di fondi pubblici.

Se questo non è successo è perchè, ad oggi, l’unica forma di globalizzazione che viaggia a pieno ritmo è quella dell’indifferenza, alla quale sembra opporsi, molto spesso in perfetta solitudine, solo il Papa “venuto dalla fine del mondo”. Francesco che ieri, a testimonianza del fatto che è ormai l’unico leader mondiale credibile, ha parlato della situazione di Haiti, del Mozambico e di Myanmar; Paesi lontani, ma alle prese con guerre, violenze e dittature davanti alle quali, come credenti ma, più in generale, come esseri umani non dovremmo voltarci dall’altra parte. Sono le sue parole, semplici ma costanti, uno dei pochi vaccini in circolazione contro l’indifferenza e l’egoismo, virus ugualmente invisibili e letali di quello contro cui stiamo combattendo da un anno una dura battaglia.

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