Una ingiustificabile soddisfazione

Stavolta c’è poco da essere diplomatici: quelle che Draghi ha usato ieri per esprimere “soddisfazione per quello che la Libia fa nei salvataggi” sono parole scandalose e ingiustificabili. Tutti sanno, perchè documentato da organismi indipendenti e persino dalle Nazioni Unite, che quando i migranti vengono ‘salvati’ in mare aperto dalla guardia costiera libica è solo per riportarli nei centri di detenzioni nei quali sono sottoposti, sono sempre parole dell’Onu, a “sofferenze indicibili”.

Sono quindi salvataggi di facciata, per svuotare un po’ la fossa comune che il mar Mediterraneo si è ridotto ad essere in questi anni e provare ad arginare i naufragi vicino alle nostre coste, e non operazioni di soccorso vere e proprie. Come di facciata, in un eccesso di diplomazia cinico e inumano, è stato il passaggio di Draghi di fronte alle autorità libiche. Un passaggio che, però, purtroppo, rappresenta benissimo la modalità più in voga di gestione del problema, del tipo ‘lontano dagli occhi, lontano dal cuore’. Seguendo questo approccio, la priorità di chi governa e ha governato in questi anni, da Minniti a Salvini, per arrivare evidentemente anche a Draghi, non è quella di salvare vite umane, ma di pagare e sostenere governi libici, anche fantoccio, affinchè si tengano loro il problema, costi quel che costi.

Portando avanti e perseguendo questa logica ai più vari livelli, una logica purtroppo confermata da fatti e parole, non stupisce, ma indigna ancora di più, che i (pochi) giornalisti impegnati a raccontare cosa succede davvero nel tratto di mare fra le due coste del Mediterraneo, vengano ‘seguiti’ ed intercettati anche quando parlano con i loro legali. E stupisce ancora meno, vista con questi occhiali del cinismo, la ferocia con la quale negli anni sono state colpite duramente, pur senza affondarle, le Ong che operano nei salvataggi, quelli veri, uniche testimoni dirette di quello che succede in quella terra (o mare) di nessuno.

Sì, c’è poco da essere diplomatici e ancora meno da essere soddisfatti. Ci sarà invece da faticare, e parecchio, per riportare l’Italia, e il continente europeo, ad essere un porto sicuro nella tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

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