I sentieri e la meta

Quando ero ragazzo amavo tantissimo giocare a basket, era di gran lunga il mio sport preferito; anche oggi, a dire la verità, nonostante sia un grande appassionato di calcio, se devo scegliere, scelgo la palla a spicchi. Anche ora, a distanza di trent’anni, se dovessi indicare i rimpianti più grandi che mi porto dietro, uno dei primi sarebbe proprio quello di aver smesso troppo presto di giocare. Non perchè fossi un talento, assolutamente, ma perchè giocare mi piaceva proprio. Perchè smisi? Perchè mi feci intimorire dal salto di qualità che veniva richiesto nel passaggio fra la seconda e la terza superiore. Nonostante l’amore per il basket, furono sufficienti alcuni piccoli insuccessi a farmi appendere le scarpe al chiodo.

Se alle superiori fu la scuola a farmi abbandonare una passione, all’università ho rischiato fortemente di fare il contrario: erano così tanti gli interessi, le passioni, le cose in ponte, che lo studio rischiava sempre di passare in secondo piano. Mi trovai molto indietro con gli esami e, se non fosse stato per la ‘pressione’ della mia famiglia, probabilmente non sarei arrivato alla laurea.

Descritto così sembro una persona che si arrende di fronte alle prime difficoltà, ma io so che non è così, anche se non è un sollievo saperlo. I motivi di questi abbandoni, reali o soltanto rischiati, li ritrovo in due aspetti: da una parte il timore di non essere in grado, di non essere così bravo da arrivare a togliermi alcune soddisfazioni, dall’altro la tendenza ad appassionarmi di tante cose, sempre diverse: “mi innamoravo di tutto”, avrebbe cantato De Andrè. Non è un necessariamente un difetto, ma non si può vivere solo di ‘inizi’, bisogna anche portare qualcosa in fondo, altrimenti è inutile e frustrante.

Ma come in tutte le cose, anche in questa ‘medaglia’ c’è il suo rovescio: perdere ogni tanto la strada ‘segnata’ e prendere dei sentieri diversi da quello battuto mi ha consentito di fare tante esperienze, in alcuni casi anche molto diverse fra di loro. Forse sono stato e continuo ad essere discontinuo, ma se mi guardo indietro vedo anche un percorso di coerenza nelle scelte fatte, quelle che corrispondono ai valori che sento più miei: quelli della solidarietà, della condivisione, dell’impegno pubblico come presa di responsabilità individuale e collettiva. Non ho sempre preso la strada migliore, ma non ho mai perso di vista la meta.

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