Anticorpi

E’ notizia di questi giorni che la Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze sta portando avanti un’indagine relativa ad un presunto traffico di rifiuti provenienti dalla zona del cuoio e di smaltimento illecito degli stessi: a quanto risulta dalle indagini portate avanti fino a questo momento, una parte dei rifiuti provenienti dagli scarti di produzione di alcune concerie della zona del cuoio sarebbero state sotterrate sotto l’asfalto della nuova strada statale 429.

Quando ho letto quest’ultima notizia, subito mi è venuto da pensare a Ilaria Alpi, la giornalista italiana uccisa in Somalia il 20 marzo 1994 insieme all’operatore Miran Hrovatin. Mi è venuto da pensarci perchè, dalle informazioni raccolte dai giornalisti, colleghi e amici che in questi anni non si sono abbandonati al silenzio su questi due omicidi, da queste informazioni, dicevo, sembra probabile che la sua condanna a morte sia stata decisa dopo il ritrovamento da parte loro di prove e documenti che testimoniavano come sotto una strada costruita grazie ai finanziamenti della cooperazione italiana fossero state occultate tonnellate di rifiuti tossici provenienti dall’Italia.

Questa coincidenza non è stato l’unico motivo per il quale questa notizia mi ha sconvolto. Che la criminalità organizzata, le mafie, abbia messo nel mirino la nostra Regione non lo scopriamo certo oggi: chi studia il fenomeno mafioso e l’allungarsi dei suoi tentacoli su tutto il territorio nazionale, in primis Libera e la Fondazione Caponnetto, già da anni aveva espresso la propria preoccupazione. Sapevamo, quindi, che il pericolo era alle porte. Ma un conto è saperlo in teoria, un altro è sospettare di averlo già in casa, nel nostro territorio, nel mio territorio, in posti che sentiamo nostri e che pensiamo di presidiare. Con fatti reali, immagini e documenti, per quanto da provare.

Saranno le indagini a chiarire responsabilità e a decidere eventuali condanne. Chi, come me, non scopre oggi il garantismo e non lo applica a seconda di chi sono gli accusati sa benissimo che ogni persona è innocente fino alla definizione del processo e che questo caso non fa eccezione.

Nell’attesa, però, che la giustizia faccia il suo corso alcune considerazioni possono essere già fatte. La prima è che, se è vero com’è vero che la mafia non è più, ammesso che lo sia mai stato, un fenomeno confinato a Regioni lontane fisicamente da noi, anche il nostro modo di essere contro la mafia deve cambiare. Certo, è stato ed è bello fare le iniziative per ricordare i morti di mafia, scrivere e ripetere che ‘la mafia è una montagna di merda’. Ma un conto è dirlo da Peppino Impastato e pagarne le conseguenze, un altro è scriverlo su Facebook e fare il conto dei ‘like’. L’antimafia ‘facile’, quella degli slogan e delle iniziative pubbliche, è utile per dimostrare coesione sociale. Ed è importante, ma non è sufficiente. Ora è il momento di rafforzare gli anticorpi e di prendere decisioni forti, di investire sull’etica pubblica, come moralità e trasparenza delle istituzioni, e di non abdicare al ruolo della politica, che non può essere spettatrice intimidita, quando non collusa, di affari privati, ma garante della promozione del bene pubblico.

Ecco, in questi giorni, una cosa mi è mancata particolarmente: la voce della politica. E’ probabile che questo ciclone l’abbia colta di sorpresa e che si sia data il tempo di reagire in maniera adeguata e razionale. Ma il silenzio non può durare a lungo, perchè altrimenti farebbe più confusione di mille parole.

Mi piacerebbe se il primo passo verso una reazione, di fronte a questo avanzamento del potere criminale nel nostro territorio, fosse una iniziativa pubblica, nelle modalità e con gli strumenti che il periodo ci mette a disposizione. Non per difendere qualcuno e men che mai per condannarlo prima che a condannarlo o ad assolverlo ci pensi la giustizia, ma per provare a condividere un pensiero, un’analisi e delle soluzioni. Come siamo arrivati a questo? Abbiamo fatto degli errori? Aver tolto il finanziamento pubblico dei partiti può aver facilitato l’instaurarsi di questi rapporti ‘a rischio’? Il fatto che in alcuni ambiti, quello ambientale è uno di questi, ma non è il solo, il controllore sia nominato da colui che deve essere controllato, ha creato i presupposti affinchè le verifiche non ci siano o siano troppo blande? Io non sono un esperto, a questa iniziativa (eventuale) andrei per ascoltare e non per dare suggerimenti o per imporre una linea. Ma andrei per capire e per recuperare fiducia. Perchè la fiducia, senza comprensione, può facilmente trasformarsi in stoltezza. E non crea nessun anticorpo.

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