Libertà…

Nel giorno in cui si celebra la Liberazione è importante riflettere sui valori che questa festa ci insegna e ci chiede di portare avanti.

La libertà, prima di tutto. Quella che i partigiani e le forze alleate consegnarono al nostro Paese dopo vent’anni di dittatura fascista, caratterizzata dalla violenza, dalle leggi razziali, dalle deportazioni e dalla folle entrata in guerra a fianco dei nazisti. Una libertà che non ha niente a che vedere con l’individualismo sfrenato e con l’egoismo ai quali molto spesso questo valore così importante viene impropriamente collegato. Tutt’altro. Una condizione raggiunta a costo di enormi sacrifici e di un impegno serrato e congiunto di tante persone diverse, accomunate da un obiettivo comune: la vittoria contro la dominazione fascista.

Ecco, quindi, che a fianco della libertà, il secondo valore sul quale riflettere è quello dell’unità. Un valore e un obiettivo rappresentanti benissimo dal lavoro faticoso e intenso, complesso ma estremamente fertile che i membri dell’Assemblea Costituente portarono avanti alla fine della guerra per redigere la nostra Costituzione Repubblicana. Leggere il resoconto di quell’impegno ci dà il senso di quanto il percorso dell’unità sia difficile da portare avanti e richieda un grande sforzo di umiltà da parte di tutti, chiamati a cedere un pezzo di se stessi, dei propri ideali e delle proprie condizioni con l’obiettivo comune di ‘scrivere’, anche oggi, qualcosa che possa rappresentare tutti. Nel raggiungimento di questo proposito credo sia stato fondamentale per i Costituenti il ricordo di quanto avevano vissuto insieme pochi mesi prima: una lunga lotta fatta di sacrifici e paure.

Strettamente legato al concetto di unità è quello di solidarietà. Tutta la nostra Costituzione, nata da quello sforzo di unità, ruota attorno a questo ideale. Una solidarietà intesa come l’impegno a non lasciar indietro nessuno, a rimuovere tutti quegli ostacoli che in qualche modo impediscono ad ogni persona di realizzarsi appieno. Un lavoro quotidiano che la nostra legge fondamentale non demanda solo alle istituzioni politiche, ma che indica come strada da seguire a tutti i cittadini.

La festa del 25 aprile, inoltre, porta con sè il valore della responsabilità. Chi scelse la lotta partigiana per combattere la dittatura fascista non rimase sordo alla chiamata della libertà, non delegò ad altri la responsabilità di liberare il Paese. Ebbe il coraggio, ecco un altro valore, di lasciare le piccole e grandi comodità per costruire un futuro migliore, che superava la singola vita nel tempo e nello spazio.

Sono questi e tanti altri i valori che la Festa di Liberazione ci insegna e ci chiede di portare avanti, in un tempo difficile e complesso, seppur enormemente diverso rispetto a quello del 1945.

Anche oggi, però, come allora, la vera libertà non è la disponibilità di fare ciò che ci sembra meglio, dimenticandosi delle esigenze degli altri. Ora come allora la libertà ha un senso solo se collegata alla solidarietà e alla responsabilità, soprattutto nei confronti di chi è più fragile e in difficoltà. Com’è possibile, alla luce di questo, celebrare la festa della Liberazione e restare indifferenti nei confronti di 150 persone affogate nel mar Mediterraneo? Com’è possibile vivere questo giorno e sopportare quasi con fastidio la quotidiana conta dei morti di Covid che in qualche modo ci sembra che impediscano il nostro completo ritorno alla normalità e alla ‘libertà’?

Se non vogliamo che il festeggiamento di questo giorno passi come una retorica celebrazione del passato dobbiamo lavorare affinchè la Liberazione non sia un punto di arrivo da celebrare ‘stancamente’ un anno dopo l’altro, ma un impegno da rinnovare, attualizzare e concretizzare ogni giorno, nelle difficoltà e nelle lotte quotidiane.

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