Speranza

“Anche se il timore avrà sempre più argomenti, tu scegli la speranza.”

SENECA

Una cara amica, ieri, mi ha insegnato che esistono due tipi di speranza, quella con la ‘s’ minuscola e quella con la maiuscola.

Quella con la minuscola è legata a situazioni che hanno buone possibilità di realizzarsi in relazione al fatto che io compia determinati comportamenti. Per esempio, se domani ho una importante riunione di lavoro, il mio auspicio che questa vada bene ha buone possibilità di essere esaudito se oggi impiego una buona parte della mia giornata a prepararmi sugli argomenti dell’incontro. E’ con la ‘s’ minuscola, mi ha spiegato, perchè la mia attesa che avvenga qualcosa di bello è fortemente condizionata dalle mie possibili azioni.

Viceversa, la speranza con la ‘s’ maiuscola è quella che quasi prescinde dalla mie azioni e che davvero mi mette in una situazione di attesa, un’attesa non sempre e non troppo desiderata.

Quante volte in questi mesi la quotidiana conta dei morti, il timore del possibile contagio, la preoccupazione per le conseguenze economiche di questa situazione ci hanno impedito di immaginarci un futuro. Non è stato e non è facile, inutile nascondersi, ma, come in tutte le cose della vita, c’è almeno un risvolto positivo: abbiamo finalmente dovuto, ‘collettivamente’, fare esperienza della nostra impotenza, debolezza, fragilità. E forse, lo spero, sarà proprio da questa consapevolezza che troveremo una nuova energia.

Il fondatore della comunità di Sant’Egidio ed ex ministro, Andrea Riccardi, ha scritto che “la speranza profonda viene dalla convinzione che la famiglia degli uomini e dei popoli non è stata abbandonata da un amore più grande.” E’ la visione di un credente, certamente, che ha la ‘speranza certa’ del fatto che le nostre tribolazioni e barcollamenti sono seguite da vicino e accompagnate da Qualcuno che non ci lascia da soli. A me questa frase piace, oltre che per il riferimento a Dio, anche per il fatto che declina questo concetto in una chiave universale: non parla della speranza mia e di tre o quattro miei amici, ma di quella dell’umanità, passata, presente e futura.

Attenzione, però, quella con la ‘s’ maiuscola ci mette davanti alla nostra impotenza, ma non giustifica la nostra eventuale inoperosità. Non essere, da soli, il rimedio ad un problema, non vuol dire che non possiamo e dobbiamo dare il nostro contributo alla sua soluzione. Non stando sotto l’albero ad aspettare che arrivi dall’alto, ma mettendoci in cammino insieme a quelli che sono sulla nostra strada.

2 pensieri riguardo “Speranza

  1. Più che giusto, sia che sia una speranza con la s maiuscola o minuscola, bisogna sempre attivarsi e fare del nostro meglio, anche se a volte il nostro operato sembra una goccia nell’oceano.
    Un saluto

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