Volontà

“Solo chi fortemente vuole identifica gli elementi necessari alla realizzazione della sua volontà.”

ANTONIO GRAMSCI

Quando abbiamo parlato di futuro abbiamo detto che questo esiste e si definisce nel momento in cui abbiamo dei progetti, degli obiettivi da realizzare. Sono infatti quei progetti ed obiettivi che collegano il nostro passato al futuro e che riescono a fare in modo che la nostra vita non sia limitata ad un eterno presente. In quella occasione abbiamo parlato anche della difficoltà oggi di collegare ciò che eravamo a ciò che vorremmo essere, a causa della cesura provocata dal virus. Il suo arrivo improvviso e dirompente, infatti, ha trasformato le nostre vite, facendoci vivere in un presente purtroppo condizionato quasi esclusivamente da questa emergenza sanitaria, che ci omologa e ci rende difficile dare una coerenza al percorso delle nostre vite, così diverse, quelle sì, le une dalle altre.

Oggi più di sempre, quindi, abbiamo compreso quanto avere uno scopo dà senso alla nostra esistenza. Ma, come ci insegna Gramsci, avere uno scopo, per quanto necessario, non basta: serve anche e soprattutto una ferrea volontà di raggiungere il nostro obiettivo. Solo in quel modo, argomenta l’uomo politico e filosofo sardo, si possono mettere in campo quei passi, quelle azioni necessarie per la sua realizzazione. Sì, delle azioni, perchè la volontà implica una determinazione fattiva, un movimento concreto e coerente: non basta una semplice aspirazione o una teorica manifestazione di intenti. Serve mettersi in movimento.

La volontà, così declinata, è essenziale anche e soprattutto in un momento complesso come quello che stiamo vivendo. Prendo ancora indegnamente in prestito le parole di Gramsci, il quale, in una sua celebre argomentazione parlava di “pessimismo dell’intelligenza e ottimismo della volontà.” “Penso, in ogni circostanza, – scriveva – alla ipotesi peggiore, per mettere in movimento tutte le riserve di volontà ed essere in grado di abbattere l’ostacolo. Non mi sono fatto mai illusioni e non ho avuto mai delusioni. Mi sono specialmente sempre armato di una pazienza illimitata, non passiva, inerte, ma animata di perseveranza.”

Pensare all’ipotesi peggiore non è il segno di un pessimismo senza speranza, ma dell’accortezza necessaria e indispensabile per non farsi trovare impreparati di fronte ad una difficoltà inaspettata. Allo stesso la pazienza operosa, non quella di chi si siede aspettando la fine delle intemperie, ma quella di chi lavora fiducioso nell’importanza del proprio agire e nella propria perseveranza, è determinante per non vivere di illusioni, che molto spesso si trasformano in delusioni, e per farsi guidare da una speranza possibile.

Volontà, pazienza, perseveranza. Non sono anche oggi le qualità da inseguire e da far proprie?

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