Il futuro esiste ancora

Ho letto con molto interesse un’intervista a Marta Cartabia, presidente emerita della Corte Costituzionale e persona di grande spessore umano e intellettuale. Fra gli argomenti trattati mi ha interessato soprattutto il punto in cui ha parlato, riferendosi in particolar modo ai giovani, di emergenza esistenziale. Una realtà, ha detto, in questo momento messa in secondo piano dalla più urgente e devastante crisi sanitaria, ma che non può essere dimenticata, se vogliamo evitare disastri ancora più grandi di quelli attuali.

Emergenza esistenziale come senso di insicurezza e di precarietà che impedisce di guardare al futuro, “di avere pensieri lunghi”. Mi capita di vedere questa insicurezza in mia figlia e in diversi ragazzi e ragazze che ho la fortuna di incrociare in questo periodo difficile: una difficoltà ad immaginare un domani diverso rispetto a quello segnato dalla paura e dalla lontananza, magari non libero dalle preoccupazioni, in un rewind impossibile, ma neanche ripiegato sull’oggi senza squarci di luce.

Alla domanda su quali possano essere le soluzioni e gli strumenti per combattere questa emergenza esistenziale, la presidente Cartabia, facendo riferimento alla Divina Commedia e al rapporto fra Virgilio e Dante, con il primo che accompagna e guida il Sommo Poeta nella ‘valle oscura’, ha sottolineato l’importanza della presenza di qualcuno “più avanti nel percorso”, più esperto, che possa accompagnare i giovani in questo sentiero buio. Credo davvero che noi adulti abbiamo una responsabilità enorme nei confronti dei giovani, soprattutto oggi: quello di mostrare una finestra illuminata che in qualche modo indichi il cammino.

Un compito fondamentale nel seminare speranza ce l’ha sicuramente la scuola, luogo di formazione e di crescita, ma anche di essenziale confronto fra pari.

Ma la scuola, pur importante, da sola non basta. È essenziale mostrare ai giovani il passaggio dall’io al noi, dalla preoccupazione per il ‘mio’ futuro all’impegno per una crescita collettiva, che non lasci indietro nessuno. E in questo dobbiamo riscoprire l’importanza della solidarietà, di non delegare agli altri il sostegno a chi ha meno. Se un merito questa pandemia lo ha avuto, è stato quello di mostrarci la nostra fragilità, di tutti, nessuno escluso. Questo tempo non sarà vissuto invano se ci avrà insegnato ad avere una sensibilità maggiore, dovuta all’incertezza vissuta, nei confronti di chi è più fragile, perché è anche camminando insieme ad altri che si riprende il cammino.

Non è questo il momento di nascondere le difficoltà e le paure, ma dobbiamo essere credibili nel trasmettere la certezza che questa situazione finirà, che ne usciremo. In fondo anche questo è avvento, attesa, è non perdere la speranza in una nuova nascita, in una ‘dritta via’ finalmente ritrovata. Che ci vedrà sicuramente diversi, ma in piedi e pronti a riprendere il cammino.

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