Il respiro della giustizia

Tutto era iniziato con un ginocchio piantato sul collo e con una frase sputata fuori con fatica: I can’t breathe. Non riesco a respirare, diceva George Floyd. Ma il poliziotto aveva continuato a tenere il ginocchio ben fermo fino a quando, ad un certo punto, Floyd era morto. Semplicemente. Floyd era un afroamericano e questo fatto drammatico e criminale forse non sarebbe emerso nella sua gravità se una ragazza di 17 anni, Darnella Frazier, anche lei nera, non avesse ripreso la scena con il suo cellulare e non avesse diffuso le immagini. Da quel giorno, disse, aveva passato tante notti senza dormire, perchè non si perdonava il fatto di non essere riuscita a fare qualcosa in più per salvare quell’uomo.

Quell’omicidio provocò forti e lunghe proteste in tutti gli Stati Uniti e segnò la nascita del movimento Black Lives Matter (letteralmente ‘le vite dei neri contano’) che si è rapidamente diffuso in tutto il mondo e che ha visto l’adesione anche di tanti personaggi famosi, come LeBron James e altre stelle della NBA.

Ieri Derek Chauvin, il poliziotto che tenne il ginocchio sul collo di Floyd fino a provocarne la morte, è stato riconosciuto colpevole di omicidio colposo e preterintenzionale.

Non sono mai stato un sostenitore dell’occhio per occhio, dente per dente. E neanche fra quelli che dicono ‘chiudeteli in carcere e buttate via la chiave’. Non lo diventerò certo adesso. Spero anche per Chauvin che il carcere possa essere un luogo di detenzione e non di vendetta e che possa continuare a godere dei suoi diritti di essere umano.

Ma penso che questo fatto rappresenti un momento importante, sia per la vicenda in sè, sia come messaggio di giustizia e di uguaglianza per tutti i cittadini americani e in particolar modo per le tante minoranze che vivono negli Stati Uniti. Una tappa importante, non il traguardo finale, perchè sono tante ancora le prevaricazioni e le violenze nei confronti dei neri che non vengono neanche perseguite, figuriamoci condannate. Ma almeno per oggi tanti potenziali ‘Floyd’ riescono finalmente a respirare e Darnella Frazier, forse, a dormire serena.

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